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Biography, reviews, texts

A letter by Maria Frepoli (in Italian and English)

Article text
from the Broken Images series, Prasomaso Sanatorium
Vorrei sapere che cosa e’ la luce…
Oggi me la sentivo intorno e dentro, mi scottava come un acido o un veleno, eppure la guardavo, ed era gentile con i sassi della strada, con le povere cose.
La luce di giorni come questi sembra che abbia attraversato la terra dei morti prima di arrivare qui, e le e’ rimasta addosso una nostalgia terribile, un senso di perdita che non verrà mai colmato e mai si assopirà.
Ma che cos’e’...
A volte sembra un velo magico, infinitamente sottile, che ricopre come per gioco le cose e le traveste, le muta, lasciando però sempre intuire quello che c’e’ sotto.
Altre volte potresti chiamarla anima, arriva dall’interno di un volto, di un corpo, e da li’ irradia, illumina, investe.
E’ forse una specie di anima più grande, sempre in movimento?
Ti viene voglia di metterti a camminare, camminare, fino a che non ritrovi quella luce che abita i tuoi sogni, o i ricordi più vivi che possiedi, quella luce che alla fine, lo sai bene, sei tu.
“Venire alla luce” e’ una bella espressione, significa nascere, ma credo anche il suo contrario.
Arriva la sera ora, e l’ombra e’ una carezza fresca e terribile, una lama di coltello che pero’ desideri.
Che gioco pericoloso hai trovato, la tua fotografia, che alla fine abita nei tuoi stessi occhi.
Guardare davvero e’ un atto di vita e di coraggio; la maggior parte delle persone, per quasi tutto il tempo, se ne difende con tutte le forze.


Dafne, fuggendo da Apollo, prega il fiume suo padre: “Dissolvi, trasformandola, questa figura..”.
Le metamorfosi sono dolore- dura corteccia che copre una pelle delicata. Ma qualcosa di luminoso traspare.
Nella trasformazione, una sostanza o una forma si spezza nell’altra, qualcosa diventa altro da se’, si annulla e si moltiplica in un riflesso.
Così forse le cose e gli esseri difendono il loro segreto.
Non so se e’ un fuggire necessario e istintivo dell’essenza delle cose da sguardi banali, che credono di saper ordinare tutto.
O forse ciò che vediamo ci affascina proprio perché muta e si nasconde, anche in piena luce.
Eco, ti ricordi, si rifugia nella voce per non morire del tutto, per non diventare pietra.
Stasera ho sentito alla radio una poesia che diceva che al momento della morte bisogna pagare tutto quello che si ha avuto: qualcuno le ali, un altro le foglie...
E’ così bello quando-in vita- queste ali e quelle foglie si lasciano intravedere, anche solo per un attimo.
Ti ricordano il segreto, ti scavano dentro sentieri di luce.

(Febbraio 2009)









I would like to know what light is…
Today I felt it around and inside me, it scorched me like an acid or a poison, and still I looked at it, and it was gentle with the stones of the road, with the poor things.
The light of days like these seems to have crossed the land of the dead before coming here, and it carries along a terrible nostalgia, a sense of loss that will never be filled and will never doze off.
But what is it…
Sometimes it seems like a magic veil, infinitely thin, that playfully envelops and disguises all things; it changes them but nevertheless it allows one to guess what’s underneath.
Other times one could call it soul, it comes from the interior of a face, of a body, and from there it radiates, illuminates, assails.
Is it maybe a sort of greater soul, always moving?
You feel like starting to walk, walk, walk until you find the light that inhabits your dreams, or your most vivid memories, that light which in the end – as you well know – is you.
“Coming to light” is a beautiful expression, it means being born, but I believe also its contrary.
It is growing dark now, and the shadow is a cool and terrible caress, a knife blade you nevertheless desire.
What dangerous game you have found – photography - which in the end inhabits your own eyes.
Looking is an act of life and courage; most of us only try to defend from that with all their might.

Daphne, escaping Apollo, prays the river her father: “Dissolve, transforming it, this figure…”
Metamorphoses are sorrow, hard bark covering a frail skin. But something bright gleams through.
While transforming, a substance or a form breaks into an other, a thing becomes something else, it cancels and multiplies itself in a reflection.
In this way things and beings defend their secret.
I don’t know whether it is a necessary and instinctive escape of the essence of things from banal glances, that believe to be able to put everything in order.
Or maybe what we see fascinates us just because it changes and hides itself, also in blinding light.
Echo, remember, takes refuge in her voice for not dying completely, for not becoming stone.
This evening I have heard a poem on the radio saying that at the moment of death one must pay for all one has had: someone wings, another leaves…
It is so beautiful when- in life – these wings and those leaves allow themselves to be looked at, even if just for a moment.
They remind you the secret, they dig inside you paths of light.


(February 2009)