Biography, reviews, texts

Omens, an exhibition by Cesare Bedognè at Dagmar Schmidla Gallery, Köln

05/01/2012
from the Broken Images series, Prasomaso Sanatorium
OMENS, Cesare Bedognè


Both the complexity and depth conveyed by Cesare Bedognè’s photographs are so strong that they almost physically capture the beholder. His photographs are visual encodings which penetrate the eye into the viewer’s inner world.
In order to describe and analyse them correctly, reams could be written about their numerous analogies to ancient mythology, psychoanalysis, photography, film art and literature.
Bedognè’s images poetically express a world of fragility but, despite the appearance of damage and mortality, they resonate a translucent “beyond”. They reflect the tendency of the human psyche – with its hopes, losses, injuries, and fractures – to act in contrast with the landscape of the soul, foreshadowing a limitless expansion, at least for those who are open to intuition and able to let themselves go.
In this way, intimate moments are developed, transforming the bare reproduction of visible details into a narrative and emotional process.
In order to also emphasise the technical evaluation of his works, as someone who loves and admires Cesare Bedognè’s analogue photography, I believe there is almost nothing comparable with it in terms of brilliance and sharpness. To me, analogue photography is a process of concentration, in which Cesare Bedognè’s work seems to be based on meditation and abandonment, and of course on his extraordinary sensitivity in capturing the most appropriate atmosphere for his photographs.

Dagmar Schmidla, gallery owner, Cologne







OMENS, Cesare Bedognè


Le fotografie di Cesare Bedognè comunicano una complessità e profondità tali da catturare quasi fisicamente lo spettatore. Sono codificazioni visuali che, attraverso gli occhi, vanno a toccare direttamente il mondo interiore di chi le guarda.
Per descriverle verbalmente in modo adeguato, senza parlare di una loro analisi, si dovrebbero scrivere libri sulle loro numerose analogie con la mitologia antica, la psicoanalisi, l’arte fotografica e filmica, e la letteratura.
Le opere di Bedognè esprimono poeticamente la fragilità, ma nonostante le apparenze di distruzione e mortalità, esse riverberano un traslucido “oltre”. Sono immagini che riflettono la tendenza della psiche umana – con le sue speranze, perdite, ferite e fratture – ad agire in contrasto con il paesaggio dell’anima, prefigurando quasi un’espansione illimitata, almeno per chi sa aprirsi all’intuizione e lasciarsi andare. I momenti intimi vengono così elaborati, trasformando la nuda riproduzione dei dettagli visivi in un processo narrativo ed emozionale.
Da appassionata ammiratrice della fotografia analogica di Cesare Bedognè, per sottolineare un apprezzamento anche tecnico della sua opera, vorrei aggiungere che non trovo quasi nulla di confrontabile nei termini di brillantezza e precisione. La fotografia analogica è per me una sorta di processo di concentrazione che in Cesare Bedognè sembra basarsi sulla meditazione e sull’abbandono, e naturalmente sulla sua straordinaria sensibilità nel cogliere l’atmosfera più appropriata ai suoi scatti.

Dagmar Schmidla, gallerista, Germania.