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Biography, reviews, texts

"Story for an empty theatre", a film by Aleksandr Balagura and Cesare Bedognè

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STORY FOR AN EMPTY THEATRE, A FILM BY ALEKSANDR BALAGURA AND CESARE BEDOGNE' (2015)




“Story for an empty theatre”, an introduction by Venanzio del Mare

This film narrates an intense story of love, disease and death, inspired by the autobiographical novel “Beyond the Blue”, by the Italian photographer and writer Cesare Bedognè. The novel is at the basis of the theatrical performance of the same name which, together with the writer’s photographs, was the first material on which this film was created. In this work still photographs, classical music, theatrical choreographies and dance belonging to the Japanese Butoh’s tradition, lyrical prose, diary fragments and poems merge cinematographically, through the editing by the Russian director Aleksandr Balagura, with shots taken both in a deserted Sanatorium of the Italian Alps, the place of the writer’s past, and in the Greek island of Lesvos, the place of his present. As the book on which it is based, the film seems to wander freely in time, attempting to be more faithful to the intrinsically poetic and diachronic flow of memory rather than to the artificial linearity of conventional narration. The space of this film is thus the space of consciousness, a continuum which dilates, in one of the very last shots, into a dreamlike meditation on death, when the theatre’s stage slowly dissolves into the interior of the Sanatorium's ruined church, and the white female character weaving together in a pattern of Japanese theatre the various shots of the film, seems to leave behind her own body and leaves the scene. Before the crumbling altar only a drifting plastic bag remains, stirred by the wind.
This is a film constructed on words where images (both still and moving) do not play a merely descriptive role, but rather open a parallel poetical path. It is thus accomplished, through a polysemic correlation between word and image, what Belá Balázs believed to be one of the most intriguing possibilities of poetical expression pertaining to cinematic language.
Through this filmic journey we are also led to the inner depths of the photographic image, the very stuff cinema is made of. Gelatin silver pictures merge in this film with cinematic shots, abandoning their seemingly static form: they dissolve or slowly take shape, as if still under the action of a developer in the darkroom, gradually revealing different layers of reality. The same pictures return rhythmically, in the film, and as the story unfolds they produce always diverse suggestions and meaning, in the continuously changeable and renewed flow of memory. In quite a similar manner, the actress seems to react to both the words from the book and Bach’s music, wandering freely inside and outside the stage, in a silent dialogue with the impalpable beings that from time to time seem to inhabit her, on the Greek shores, in a deserted church or in the old Sanatorium’s haunting rooms - a landscape of Absence - emptiness submerged by a sense of waiting, that counterpoints and at the same time reverberates the everlasting voice of the sea.





Storia per un teatro vuoto, un'introduzione di Venanzio del Mare

Il film narra un’intensa storia d’amore, di malattia e di morte, ispirata dal romanzo autobiografico “Oltre l’azzurro” del fotografo e scrittore italiano Cesare Bedognè. Questa opera narrativa è alla base della performance teatrale omonima che, assieme alle fotografie originali di Bedognè, costituisce la materia prima di questo lavoro. Fotografie, frammenti diaristici, musica classica, coreografie Butoh, prose liriche e poesia si amalgamano, attraverso il montaggio del regista russo Aleksandr Balagura, a sequenze filmiche riprese sia in un Sanatorio in abbandono delle Alpi italiane, luogo del passato dello scrittore, sia sull’isola greca di Lesvos, il luogo del suo presente. Come il libro dal quale è tratto, il film sembra vagare liberamente nel tempo, fedele in questo piuttosto alla intrinseca e poetica diacronia del flusso delle memorie che all’artificiale linearità della narrazione convenzionale. Lo spazio del film è dunque lo spazio della coscienza, un continuo che si dilata, in una delle ultime inquadrature, in un’onirica meditazione sulla morte, quando il palco teatrale si dissolve lentamente nell’interno di una chiesa in rovina, e la bianca figura femminile che intesse in una trama di teatro giapponese le varie fotografie e inquadrature del film, sembra abbandonare il proprio corpo e lascia la scena. Resta, davanti all’altare sbriciolato, solo un sacchetto di plastica, mosso dal vento.
E' un film, questo, che si costruisce sulla parola, ma dove l’immagine (sia filmica che fotografica) non gioca rispetto ad essa un ruolo meramente descrittivo, bensì apre un percorso poetico parallelo. Si concretizza così, attraverso questa correlazione polisemantica tra parola e immagine, quella che secondo Belá Balázs è una delle possibilità precipue di espressione poetica del linguaggio cinematografico.
Attraverso questo viaggio filmico, siamo pure ricondotti alle radici stesse dell’immagine fotografica, la sostanza di cui il cinema è fatto. Nel film, fotografie alla gelatina d’argento si stemperano in sequenze cinematiche, abbandonando la propria apparente staticità, oppure si addensano gradualmente, quasi fossero ancora sotto l’azione del rivelatore in camera oscura, svelando progressivamente sempre nuovi livelli di realtà. Le medesime immagini tornano ritmicamente, nel film, e mentre la storia si sviluppa si caricano di molteplici significati e suggestioni, nel flusso continuamente rinnovato delle memorie. Analogamente, l’attrice sembra rispondere sia alle parole del libro che alla musica di Bach, muovendosi liberamente dentro e fuori il palcoscenico, in un muto dialogo con le presenze impalpabili che di volta in volta paiono abitarla, sulle rive greche, in una chiesa diroccata o nelle stanze in sfacelo del vecchio Sanatorio - paesaggio dell'Assenza - vuoto in attesa che contrappunta e riverbera liricamente l’eterna voce del mare.



LINKS (about former works by Aleksandr Balagura):

Un'intervista ad Aleksandr Balagura (2014): http://www.filmdoc.it/2014/03/luomo-di-kiev/

Il film "Ali di Farfalla" (2008) di Aleksandr Balagura: https://vimeo.com/36632930